domenica 30 ottobre 2022

Tornare sconosciuti

Mi sono svegliata incazzata col Mondo come sempre da 39 anni a questa parte. Alzarsi dal letto è una impresa da titani, soprattutto se hai fatto mattino lottando con l’insonnia e i pensieri che vorticano nella testa. Ignoro il cellulare per sbrigare la routine quotidiana, incluso portare cani a spasso per la pisciatina mattutina. Che poi sono le 13 passate poco importa, hanno orari scombinati come i miei anche loro. La vicina anche stamani mi ha rotto le palle col neomelodico depresso. A me in testa risuonano gli Smashing Pumpkins, ma non ne capisco il motivo. Sarà per Halloween alle porte (per la zucca), ma poco importa il sapere perché. Mi vanno bene, sempre meglio di qualche motivetto idiota che ti si infila in testa e non va più via. Prendo in mano il cellulare e controllo messaggi, mail, cazzi vari che mi dicono chi è morto, chi è nato, chi si è sposato o chi ha divorziato. Ad un tratto un avviso dell’agenda parte e mi dice che è il SUO compleanno). 

“Time is never time at all you can never ever leave without leaving a piece of yout”. 

 Scorro i nomi che mi propone faccia libro (merito di essere chiamata boomer solo perché mi ostino a chiamarlo così), ma del SUO compleanno nemmeno l’ombra. Bizzarro. Sono più di vent’anni che so a memoria la data, fingo di dimenticarla, di confonderla come una vecchina affetta da demenza e finalmente libera dai ricordi (tutti anche quelli belli), ma niente. 

"Non mi importa molto se niente è uguale a prima, le parole su di noi si dissolvono cosi". 

Non vi è alcuna ombra di notifica social. Lo cerco e incappo in quella scritta “aggiungi agli amici”, ma come non eravamo già amici? Forse siamo stati più che amici in un determinato periodo e ora? Ora con un click siamo tornati estranei. Sarebbe così bello se tutto fosse così facile. Click e chi cazzo ti conosce? Chi ti ha mai visto? Chi sei? A chi appartieni? Quanto profondo è il male che infliggerai nella mia vita? Tanto quanto quel mare che complice ci fece conoscere una vita fa. Una vita in cui eravamo qualcosa di indefinito, ma era pur sempre qualcosa. Auguri di buon compleanno da chi non ha risposto ad un tuo messaggio tempo fa per non innescare loop malsani, a chi per una volta ha scelto di voler stare mentalmente bene, seppur per poco. Com’è che si conclude? Ah già: Buona vita.

lunedì 23 agosto 2021

Sono tutta una emozione

Non scrivo su questo blog da tantissimo di quel tempo che probabilmente chi mi leggeva mi ha data per dispersa. Semplicemente il trascorrere del tempo muta i bisogni, le esigenze e le priorità. Eppure mi ritrovo col bisogno, oggi, di esternare un malessere che dura da 22 anni. E chi lo avrebbe mai detto? In cantiere un libro e quel libro mi sta facendo riaffiorare emozioni dimenticate.

SONO TUTTA UNA EMOZIONE

Sì proprio così, sono una schifosa emozione nonostante non abbia più l'età per lasciarmi andare ad esse. Le priorità ve l'ho detto devono essere altre eppure... Passeggiare nel viale dei ricordi ha scoperchiato il vaso di Pandora emozionale. Mi domando se quella ferita riaperta e ancora infetta leggerà mai il libro, lo dubito. Tutti sono andati avanti ed io, io ci provo come ho sempre fatto: ignorando quello che sento, assopendo le emozioni e impegnando il tempo. 

domenica 16 ottobre 2016

Marco Mengoni - Sai che


Come volevasi dimostrare sto tipo qui ogni volta che sforna una canzone mi crea una emozione, io che sto tranquilla tranquilla in una dolce apatia emotiva mi ritrovo a scorgere binari e sentire parole che mi portano inevitabilmente a percepire il battito accelerare per poi prendere ritmo. Sospiro e torno ad avvinghiarmi all'apatia emotiva. Vivo meglio senza grandi emozioni.

martedì 9 febbraio 2016

Sola

(Foto di mia proprietà - "La porta II")

Devo imparare a vomitare meno insicurezze e paure di persona, dovrei imparare a fingere e fregarmene, dovrei imparare ancora molte cose, ma in realtà dovrei imparare ad accettarmi per quella che sono. Dovrei imparare a capire che, se sento qualcosa, quel qualcosa quasi certamente rispecchia qualcosa che esiste realmente. Se sento di essere in una storia a tempo determinato, di essere un passatempo, di essere considerata uguale alle altre, se sento di esser divenuta meno interessante rispetto gli inizi, se sento che dall'altra parte si è retrocesso abbondantemente, se sento che non si va più avanti, se sento freni, chiusure, menefreghismo e chi più ne ha ne mette, è perché ci sono tutte queste cose. Non è come quando sentivo amore e amore non c'era dall'altra parte, qui mi si porta solo a sentirmi insicura giorno dopo giorno, mi si porta a stare male perché manca tutto quello che precedentemente c'era seppur in minima parte. Aspetto. Concedo il beneficio del dubbio seppur qui conferme e dissensi non sono ancora giunti, mi ritrovo ad aspettare, poco tempo in realtà. Stringo i denti quel tanto che basta, ma poi dico basta, perché merito decisamente qualcosa in più. Merito presenza, devozione e amore. Non sarò mai più lo scalda letto di nessuno e tanto meno il passatempo di chicchesia. Torno ad annuire dinanzi alla citazione di Anaïs Nin "Così resto nuovamente sola e, come puoi leggere nel diario, quando sono sola sono forte". Lotto da sola contro demoni e paure, mi allontano gradualmente, ricemento la porta, annaffio i cespugli di spine, stucco le crepe che ci sono nei muri, risistemo la mia anima fatta a fettucce (citando Bukowki) e resto... SOLA.

lunedì 8 febbraio 2016

Lasciaminonmilasciare



Da subito ho avuto questo senso di fuga. Le gambe vorrebbero mettersi a correre. Voglio fuggire, lo sento quel formicolio dentro che si propaga in ogni arto, ma quando ho provato a farlo quel "No" che stava anticipando la mia frase "Facciamo che non ci vediamo più", mi ha fatto venire le lacrime agli occhi, ho dovuto voltare la faccia altrove per calmare quel fiume che sarebbe divenuto torrente in piena. Ho inspirato ed espirato profondamente. Pochi secondi che sono apparsi infinitamente lunghi. Nulla di fatto, ci sono ancora in questa cosa, ma la voglia di scappare è ancora li. Il perché è presto detto: stare con qualcuno mi porta ad essere insicura. E se razionalmente so quanto questo sia sciocco non riesco a non essere gelosa, non riesco a non pensare e vedere scenari tristemente negativi lì all'orizzonte. La positività non è mai stata il mio forte, eccetto quando ero felice e stupidamente innamorata di chi poi non mi ha amato. Che sia anche questa una causa non lo escludo, sicuramente ha influito, ma dopo un anno dovrei essere più brava ed essere sicura nelle questioni affettive e invece niente da fare, sono sicura in quelle inaffettive e in quelle affettive mi ammazzo di pensieri. Se poi ci aggiungiamo tutta una serie di cose che so di volere e so di non avere nel concreto il quadro generale è bello che pronto. Eppure scelgo di non lasciare, non ancora almeno, combatterò i miei demoni col distacco emotivo, chiudo la porta quel tanto che basta per evitare che quelli grandi possano entrarci e non importa se poi l'emotività non scoppia come dovrebbe, a questo punto non me ne frega più nulla. L'unica cosa certa è che mi sono stancata di stare male a causa delle paure che mi hanno lasciato incollate addosso. 

mercoledì 3 febbraio 2016

La (mia) porta!

(Foto di mia proprietà - "La porta")

Non so in quanti me lo abbiano detto nei mesi passati, eppure fatico ancora a credere che qualcuno sia riuscito a varcare pian pianino, senza fretta alcuna, quella porta così ben chiusa, sigillata, quasi murata, lamiere divelte, piegate ed eccola quella maniglia, nulla di sofisticato o bello da vedere, è solo una porta, il resto è al di là di quella soglia qui non varcata. 
Le paure e quel velo restano ancora un po' incollati, presenti, terrificanti e opprimenti in alcuni momenti, ma in altri vengono rimossi o perlomeno dimenticati. Dimentico la paura facendo leva su quella serenità perduta e ritrovata. Una nuova forma per emozioni e sensazioni vecchie ma nuove anch'esse. Non mi sbilancio, rimango ancora coi piedi ancorati per terra. Non immagino alcun futuro, non immagino pargoletti in giro per casa, non immagino nulla di quello che in un altro tempo vedevo, mi godo i giorni cosi come vengono, senza aspettative, senza l'ansia del dover avere una meta, mi basta il tempo concessomi, un ritorno a quelle relazioni in cui il tempo è amico e nemico, in cui vi è il tempo per se stessi, dove non si è sempre in due, ma si può restare soli con se stessi.
Lotto coi miei ricordi e coi demoni costantemente, ma è anche bello sapere che non sono sola a farlo. Sono i miei demoni e i miei ricordi, i miei dolori, i miei rimpianti, ma se lo volessi saprei di potermi appoggiare a chi il destino(?) aveva messo sulla mia strada già mesi fa, ma che solo una lettera a Babbo Natale (in cui voglio precisare la richiesta non è stata esaudita) e un progetto fotografico impegnato mi ha portato a conoscere quel piccolo miracolo che ha tanto l'alone dell'ancora di salvezza, di una mano tesa in attesa di essere stretta cosi da poterti tirare su dal baratro oscuro in cui eri precipitata o ti avevano spinta a cadere. Niente chat, niente app, una pura conoscenza fatta di sguardi e incontri casuali e poi l'avventura ha avuto inizio. Procedo gradualmente legandomi poco alla volta, non lo diciamo che la porta è aperta, ma tanto lo sa già... Sono sempre stata un libro aperto e non sono una che sa mentire o fingere abilmente. Serena. Posso dirmi, finalmente, serena (almeno oggi).

giovedì 28 gennaio 2016

Lettera n°80


It's been a long year
Since you've been gone
I've been alone here

Avevo deciso da tempo che questa sarebbe stata la colonna sonora per questa giornata, un anno che scatterà intorno alle diciotto, minuto più minuto meno. Eppure non è più totalmente appropriata, non sto cadendo a pezzi, sì, per carità, se vado a rileggermi determinate cose che mi hai scritto la lacrimuccia è li dietro le palpebre e preme per venire fuori, come dice Scott: "I keep a journal of memories", ma sta lì, tutto in una cartella, nascosto, accessibile, leggibile, ma per scelta chiuso. Ho scelto di andare avanti e non perché nella mia vita ho fatto entrare da un mese qualcuno, non è dipeso da quello, in questo lungo anno in cui più volte sono ricaduta tra le tue braccia, ad un certo punto ho compreso che dovevo semplicemente tornare a pensare a me e per quanto porti ancora strascichi del male che mi hai fatto (perché me ne hai fatto per quanto agli occhi tuoi ti senti totalmente immune da questa colpa), per quanto mi incasini con le paure, sto cercando pian pianino di imparare l'arte del distacco, l'arte del potersi donare veramente a qualcuno a piccoli passi, senza correre, senza progettare il futuro, senza la spasmodica ricerca di certezze, non che non ne abbia bisogno, mi hai portato a diffidare delle parole e a quanto pare pure dei gesti, eppure mi basta una piccola sorpresa per sapere che c'è qualcuno che a modo suo, un modo diverso dal tuo, mi vuole un po' bene, ci tiene a me, qualcuno a cui piaccio anche cosi incasinata per causa tua. E anche se ai suoi occhi resto ancora troppo legata a te, al tuo ricordo, anche se ancora ti giustifico rifiutandomi di definirti stronzo perché per me non sei stato stronzo, quanto vigliacco e codardo, comunque resta, lui è rimasto al mio fianco in questo mese, ha gioito con me per i miei piccoli traguardi, non mi fa pressioni, non mi fa pesare la tua assenza presente, per quanto sappia gli sia indigesta. C'è. Lui c'è. Ed è bello sapere che oltre me ci sia qualcun'altro. E' bello tornare a fidarsi piano piano e a sperare che forse, una volta guarita del tutto, potrò recidere quel filo che mi lega ancora a te. Non oggi, ma oggi parte realmente la ricomposizione di me. Se sono caduta a pezzi in questo anno, da qualche tempo mi sto ricostruendo, pezzo per pezzo sto tornando a galla. Piano piano sto rinascendo e abbandonando la Penelope che ti avrebbe atteso, che avrebbe atteso chi, in fin dei conti, stronzo lo è stato, perché tra le tante cose che mi ha donato non mi ha dato l'unica che, in realtà, era la più importante: NON MI HA MAI AMATO!!!

Adieu mon amour à sens unique

mercoledì 27 gennaio 2016

Promemoria filmesco

Insidious 3: L’ Inizio (5, sicuramente tra i vari il secondo è quello che ho più preferito, questo terzo capitolo perde e non poco. Si percepisce decisamente poco lo stato d'ansia che in teoria un film horror dovrebbe, in minima parte, provocare)
Adaline - L'eterna giovinezza (7-, mi aspettavo qualcosa in più. A molti ha commosso, emozionato, personalmente non mi ha colpita più di tanto. Non ho pianto, non mi sono emozionata per nulla, tutto sommato non è orrendissimo)
Sarà il mio tipo? (8, un film dalla nazionalità francese, intenso e non comprendo come mai lo abbiano definito una commedia, di commedia non ha proprio nulla, anzi. Nella sua falsa leggerezza è duro, schietto, doloroso e dalle molteplici visioni. Lo consiglio vivamente)
Predestination (7, un film vedibile in cui il tempo, i viaggi nel tempo e l'amor proprio compaiono ripetutamente sulla base di un'unica storia principale che snocciola via via le briglie del destino insostituibile, ma è proprio cosi che deve andare?)
La risposta è nelle stelle (6+, film d'amore, due amori per essere sinceri, e delle due storie d'amore una mi è piaciuta più dell'altra, a voi scegliere qual è la vostra)
Ted 2 (7, divertente tanto quanto il primo, per passare un primo pomeriggio all'insegna del relax e del puro dolce far nulla ci sta bene)
Song one (6+, mi aspettavo qualcosina in più, l'attrice protagonista bravissima, ok, tutto il cast molto bravo, ma la storia lascia un po' a desiderate. Molti cliché e banalità)
Io sono Mateusz (8, un film interessante, tratto da una storia vera. Attore protagonista formidabile e realistico come pochi. Bello senza mezzi termini. Impegnato, per tutti, ma in realtà non per tutti, chi è senza animo se lo risparmi)
La Famiglia Bèlier (6+, colonna sonora interessante, trama un po' cosi cosi per quanto originale sia la tematica. Dai francesi non mi sarei aspettata un qualcosa di cosi interessante)
Ruth & Alex – L’amore cerca casa (7, attori protagonisti bravissimi come sempre. Interpretazione realistica cosi come la storia, semplice, ma al contempo complessa nelle sue sfumature)
Una storia sbagliata (7, un bel film italiano che non ha nulla a che spartire con i classici clichè a cui la cinematografia italiana ci ha, malamente, abituati. Forte e d'impatto proprio come la trama e i luoghi. Inaspettato)
Nebraska (8, magistrale l'interpretazione di uno dei due protagonisti, perfetto nell'interpretare ed enfatizzare un personaggio cosi poco chiaro o comprensibile facilmente se non in maniera erronea. Un film on the road in bianco e nero. Una storia che a tratti commuove o ti fa scoppiare a ridere senza sosta. Consigliato)
Minions (7+, divertentissimo quasi quanto il primo. L'origine dei Minions le loro avventure. Adatto a chiunque non solo ai bambini)
Vicky Cristina Barcelona (n/d, mi aspettavo qualcosa di più. Mi ha a tratti annoiato, a tratti deluso, a tratti appariva delirante e inconcludente o banale)
Si accettano miracoli (n/d, il precedente di Siani mi era piaciuto, questo bah abbastanza noioso, tipico film partenopeo che nulla racconta)
Crimson Peak (3, classificato come film horror, deludente nel genere, inclassificabile come thriller, mi aspettavo di più, come al solito i trailer sono meglio dei film)
Dark Places (9, una rivelazione, mi aspettavo qualcosa di pensante, di incomprensibile, di non scorrevole e invece. I posti bui li abbiamo tutti, di certo racchiudono le cose peggiori, che siano o meno paragonabili a quelle del film  o che siano meno dolorose conducono sempre ad unico punto principale, ed è lì in quella scena che tutto viene magistralmente interpretato e racchiuso. A voi trovarla, a voi coglierne l'essenza)
Padri e figlie (9-, intenso, profondo, scorrevole. Si sarebbe potuto approfondire di più il dolore della perdita, la paura, quell'agghiacciante senso di pausa che si viene a creare, ma comunque resta un bel film)
Fuck you, prof! (6, per passare il tempo è carino, nulla di pretenzioso. Leggero come dovrebbe essere un film atto al semplice sorriso o a delle grasse risate)
Magic Mike XXL (6+, lo ammetto, l'ho visto per rifarmi un attimino gli occhietti, la storia non ha ne arte ne parte, poteva essere incentrata meglio, ma alla fine un bel chissene ce lo metto se considero la beltà degli attori)
Un disastro di ragazza (4, poteva essere sciorinato meglio il tema principale, poteva prendere una piega differente, invece è la festa dei luoghi comuni)
Io che amo solo te (7+, a prescindere il luogo in cui sono avvenute, patrimonio della bellezza pugliese, anche se non è il solo posto bello che andrebbe visto dalle mie parti. Storia un po' banalotta, ma nonostante questo non male se la si considera come un piacevole diversivo leggero. Tendenzialmente per chi è del nord penso si troverà difficile cogliere l'ironia, ma Zalone e company hanno aiutato molti a capire le forme dialettali e perché no? Anche quella tipica ironia dei pugliesi che a molti sfugge)
Qualcosa di buono (8, a primo acchito ti parrà di star vedendo "Quasi amici", e se non lo hai visto, segnalo e vedilo. Bello, protagoniste femminili, due attrici bravissime nell'interpretazione dei ruoli a loro affidati. Cast ottimo e storia delicata e struggente, ma all'occorrenza divertente)
Città di carta (7-, decisamente un film molto adolescenziale, non penso sia rivolto ad un pubblico di un'età superiore ai 20-25 per esagerare. Adolescenza, turbe, amori, liceo e chi più ne ha più ne mette. Il tutto da contorno a una protagonista fuggevole e misteriosa)
In my dreams (6, non è un genere che prediligo, ma mi costringo un po' a vedere di tutto, perché la mente ha sempre bisogno di stimoli nuovi. Film romantico a tratti fantasioso. Nulla di speciale, solita trama, lui, lei e antagonisti vari contorniati da una suggestevole storiella che si racconta per incrementare le visite ad una fontana. Per i cuori romantici)
Love is in the air (6+, film francese, bellino rispetto i canoni francesi, di una ironia piacevole e comprensibile da chiunque. Attori molto bravi. La trama non è tutto sto granché ma è un film che si lascia vedere facilmente)
Il luogo delle ombre (6, carina la trama, ma poteva essere dispiegata meglio, un po' banalotta la fine. Tutto sommato piacevole e scorrevole per chi non ha troppe pretese)
Jenny's wedding (6+, un tema che ai più può apparire banale, ma che con un pizzico di humor si dispiega senza imperfezioni. Semplice e liscio. Scorrevole e piacevole)
Inside out (9, sicuramente un film animato non per tutti i bambini, dubito che i più piccini possano capire il messaggio che vi è all'interno. Adatto anche e soprattutto agli adulti dal mio punto di vista. Interessantissimo e originalissimo. Consigliato)
Lovelace (8, a quanto pare tratto da una storia vera e non lo dubito minimamente se considero il contesto storico in cui tutto ciò ebbe inizio, la poca importanza che la donna aveva nel nucleo famigliare (e non solo quello) e soprattutto se considero tutto quello che è confutabile per iscritto. Una ricostruzione ben fatta, che spulcia in ogni dove temi, ad oggi, purtroppo, ancora in auge. Quello che si nasconde dietro un film che ha fatto la storia del genere porno)
Il fascino indiscreto dell’amore (7, un film tutto sommato delicato e a suo modo profondo. Mescolanza di credi e culture. Mescolanza di esseri ed essenze. Per me che amo il Giappone è stato gradito, tutto sommato abbastanza leggero nella sua profondità emotiva)
Short Skin – I dolori del giovane Edo (6+, penso sia la prima volta che in un film non è la verginità di una donna ad essere il tema principale, quanto piuttosto quella maschile, le turbe e le ansie, le congetture e le paure. Interessante visione)
Le vacanze del piccolo Nicolas (6+, film di nazionalità francese e lo humor ha un segno indistinguibile. Simpatica commedia che vede come protagonista Nicolas e i suoi genitori, compresa la nonnina dai vari "bacino" che un sorriso lo tira senza troppa fatica. Leggero.)
Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts (7+, non penso ci vogliamo troppe parole per descrivere quei personaggi che per anni, e ancora oggi, hanno da insegnare ai fumetti divenuti cartoni animati. Adatto a tutti, adulti compresi. Charlie Brown e Snoopy, come tutti i personaggi dell'omonima striscia in bianco e nero ogni volta ci offrono perle di saggezza)
Sinister (6+, trama interessante, il film tutto sommato si snocciola abbastanza bene senza lasciar trapelare nulla con largo anticipo come negli horror degli ultimi tempi. Nulla di paragonabile a quegli horror di cui gli appassionati sentono la mancanza, ma tutto sommato piacevole)
Visions (7+, un thriller/horror carino, soprattutto sulla parte thriller, per l'horror nulla di nuovo, ma ben congegnato per la suspance dove solo alla fine a conti fatti capisci che cosa sta accadendo)
Before We Go (8, una storia sentimentale tanto intricata quanto ben fatta. Bello l'attore protagonista, ma altrettanto bravo, come anche l'attrice. La storia, tutto sommato appare all'inizio un po' banale, ma via via che si procede l'originalità viene fuori.)
The Vaticans Tipes (6+, una sufficienza piena per quel minimo di originalità che vi è all'interno di un argomento oramai cosi tanto visto e rivisto. Un film che si lascia vedere, nonostante tutto e nonostante il finale discutibile)
The Haunting of Molly Hartley (6+, sicuramente non ho capito molto dall'inizio del film, ed è un punto a vantaggio della storia, la stessa che pian pianino prende luogo fino a dissipare eventuali dubbi, ma con un finale poi abbastanza aperto. Tutto sommato ben fatto e abbastanza originale, ma si poteva fare di più se proprio lo si voleva inserire nel genere horror, su quel versante languisce e non poco)
L’esorcismo di Molly Hartley (6-, a differenza del primo, nonostante ci sia una crescrita della protagonista e nonostante non si colga al massimo cosa sia successo dopo il suo 18° compleanno, a 24 anni suonati si ritorna in un vortice di stranezze cosi famigliari, come in un circolo vizioso si ripresentano aperte le porte del manicomio o una struttura simile, per poi scadere in un esorcismo, il titolo del film chiarifica un bel po' solo una parte del film, per poi... Se volete sapere come va a finire vedetevi il film)
Dove eravamo rimasti (7, molti lo hanno criticato, io personalmente l'ho trovato un buon film, buona musica e soprattutto per una volta non è l'uomo che mette dinanzi il proprio lavoro o successo. Tra comicità e argomenti riflessivi la trama si svolge assolutamente in maniera lineare e scorrevole)
6 Years (6, piuttosto scialbo per certi versi, intenso per altri. Crescere con chi si ama non è affatto facile soprattutto se uno dei due resta legato al mondo giovanile mentre l'altro si fa a forza una strada per il mondo degli adulti. Direi abbastanza buono per gli adolescenti prossimi al diploma)
Jessabelle - Oscure presenze (5-, mi aspettavo di più, molti clichè anche se ho apprezzato un attimino il finale. Se vi piace l'horror blando e il vodoo vedetelo pure)
Samba (7, ho trovato questo film veramente delizioso. Affrontare il tema dell'immigrazione e dei lavoratori a nero . Di tutte le dinamiche che si vengono a creare e delle unioni difficili da creare. Bello intenso e divertente. Attori molto molto bravi)
Via dalla pazza folla (7, un film in costume con uno sfondo deliziosamente bello, enormi brughiere, rifacimento storico nei minimi dettagli. Una donna indipendente, un no iniziale, cadute varie e poi... Film sentimentale non drammatico come dicono)
Rudderless (9+, qualunque cosa possa dire mi porterebbe a svelarne la trama ed è una cosa che non voglio fare, perché va visto fino in fondo, per creare in voi le stesse emozioni che ha creato in me. Quell'emozione data dalla scoperta, dall'errore, dalla profondità assoluta dei gesti compiuti e da quei tasselli di un puzzle che finalmente prende forma. Pregiudizi giusti o sbagliati che siano ma che andrebbero esorcizzati per una volta. Dall'altra parte ci sono sempre degli esseri umani, bisognerebbe semplicemente ricordarselo. E no, non è buonismo)
Queen and Country (6-, per l'ambientazione fedele tutto ok, la trama poteva essere snocciolata in maniera un po' differente, meno humor è più dramma, parliamo comunque dell'obbligo della leva, della paura di ragazzotti appena diciottenni nel dover prendere e abbandonare la propria casa per andare in guerra, magari una guerra di cui a loro non importa proprio nulla. Interessante ma poteva essere molto, ma molto migliore)
Italo (8, per una volta un film italiano che vale la pena vedere, naturalmente mi pare giusto avvertire i lettori che il film in questione si incentra sulla storia di un cane, un cane realmente esistito, un po' come Hachiko in Giappone, fedele non ad un unico padrone quanto ad una cittadina completa. Simbolo di unione e protezione. Simbolo di fedeltà. Un mutamento positivo, quindi, la sua comparsa. Delicatamente dolce e preparate i fazzolettini, qualche lacrimuccia vi potrà sfuggire)
Il club degli incompresi (6+, carino, adatto agli adolescenti. Dosi di emozioni varie e per tutti i gusti, horror escluso, per il resto posso soprattutto consigliarlo ad una fascia di età che non supera i venti anni, non per altro, quanto per la giovane età proprio degli attori e dei personaggi che rappresentano)
Demonic (6+, tutto sommato qualche coccolone me lo sono preso. Sono saltata col cuore che mi stava schioppiando nel cuore almeno tre o quattro volte, quindi la categoria horror ci sta abbastanza bene, la storia non ha nulla di nuovo, sia chiaro, non è chissà che spettacolo di film, ma tutto sommato paura un pochetto la fa)
The visit (4, ho riso come una matta, inizia decentemente e già si pregusta chissà cosa, ma poi degenera nell'assurdo senza mezzi termini. Non mi sono spaventata per nulla, certo ho evitato un infarto, ma allora tanto horror non lo è, quindi se volete qualcosa di horror ma horror scadente, vedetevelo pure)
Love is now (9 tendente al 10, bellissima fotografia, bellissima storia, impostata in maniera tale che il banale diventi incomprensibile. Paesaggi da mozzare il fiato, attori bravissimi. La luce per un fotografo è tutto, ma l'amore, bhè anche quello lo è, se si è fortunati, veramente fortunati)
Black or white (7-, in un momento storico in cui il razzismo va per la maggiore un film del genere non so quanto possa fare bene, un po' per via dei contenuti ambigui, un po' perché la strumentalizzazione del terrore ci va vedere il diverso come possibile terrorista, un po' perché è un film classificato drammatico dove, personalmente, ho trovato nella protagonista più giovane e nel ragazzo che le da lezioni private due ottimi attori che danno quel qualcosa in più al film. Pesantuccio e leggero. A me, personalmente, non è dispiaciuta la visione)
Ritorno alla vita (7, fotografia ottima, storia intesa, mai banale, attori protagonisti bravi in maniera assurda, espressività al massimo. A molti può apparire lento, ma lento non lo è proprio per nulla, è semplicemente intensamente profondo)
Ten Thousand Saints (7, un film con attori veramente bravi, all'apparenza adolescenziale, ma via via che la trama si dispiega ecco che il film diviene per tutti, adulti e ragazzi, proprio perché si prende in considerazione ambedue i lati della medaglia)
La figlia della sciamana (7+, film in costume che, a parte qualche cosina che aveva un po' di banalità, penso sia un film che rispecchia il genere fantasy senza una piega. Ideale per svagare un po' con la mente)
No kiss list (6+, decisamente adolescenziale o quasi, carino tutto sommato, nonostante faccia fatica ad emergere il nocciolo della storia, personalmente penso che sarebbe stato meglio soffermarsi su qualcosa più che su altro, ma nonostante tutto lo reputo un film guardabile)
Quel fantastico peggior anno della mia vita (7, tutto sommato un film carino, che segue, per certi versi il filone dei film dell'ultimo anno come Colpa delle stelle, per intenderci, quindi per chi è debole di cuore e rischia di scoppiare a piangere da un momento all'altro magari consiglierei la visione con kleenex alla mano)
Spring (5, tralasciando la location del film, che si svolge prevalentemente in Italia, nello specifico a Polignano, esclusi gli squarci di Napoli, Pompei e America in genere, la trama è sì originale, ma definirlo horror ce ne vuole. Non fa per nulla paura, anzi, un po' piatta la recitazione, ma probabilmente la colpa è, come al solito nel doppiaggio)
11 donne a Parigi (5, non mi ha colpita più di tanto, vuoi perché sono una donna atipica, vuoi perché mi si è portato all'esasperazione taluni atteggiamenti colmi di pregiudizi e luoghi comuni, ma comunque mi è nato spontaneo un bah alla fine del film)
Il racconto dei racconti (7, a me personalmente è piaciuto. Un mix di storie che si vanno a connettere tra di loro sul filo dei difetti che gli esseri umani, nella loro smania di potere hanno. Fantasy, ma con quel pensiero molesto che fa riflettere)
Nana 2 (6+, lo aspettavo da un bel po', non porta nulla di nuovo ad un'opera che pare divenuta inconclusa, attendo da tempo di sapere che ne sarà dei protagonisti ma la mangaska ha ben deciso di farci attendere. Peccato. Meritava sul serio come storia)
Dio esiste e vive a Bruxelles (8, un film che merita di essere visto. Irriverente, blasfemo al punto giusto, lascia da pensare. Divertente e commovente. Insomma un bel mix di emozioni concentrate in un film che consiglio vivamente)
Quo vado (6-, a differenza del primo che pmi ha fatto ridere, il secondo cosi cosi, quest'ultimo non mi è parso comicissimo, solito Zalone, soliti luoghi comuni, veri, per carità, almeno in Italia, però non mi ha entusiasmato particolarmente, a differenza del messaggio intrinseco presente nel film, quello può essere significativo, ma sono pochi quelli che ne terranno conto)
Creed (8, ditemi quello che volete, sarò di parte, ma a me è piaciuto molto molto moltissimo. La scala, la musichetta, Balboa invecchiato, il figlio di Creed. Insomma ho gli occhietti a cuoricino e sono spudoratamente di parte se vi dico: GUARDATELOOOOOO!!!)
Premonition (8, a me personalmente è piaciuto molto, interessante e non banale come potrebbe apparire. Fino alla fine, fino al chiarimento della storia, tutto appare annebbiato)
Mindscape (7-, carino e cervellotico. Interpretazioni buone da parte degli attori protagonisti. Adatto a chi vuole perdere per un po' la testa in congetture)
The captive (8, un bel thriller, ben recitato, ben organizzato, dove pur conoscendo quasi sin da subito la faccia del colpevole, la trama si dispiega in salti temporali che delucidano tutta la vicenda. Avvincente)

domenica 10 gennaio 2016

Lettera n°79

Mi hai abituata male, mi hai abituata ad avere le attenzioni che merito, niente cellulare in mano, niente parole senza occhi fissi nei miei occhi. Mi hai abituato alla presenza e alle parole, ma mi hai anche portata a non credere alle parole, agli occhi, ai sorrisi, ai gesti, agli abbracci e alle risposte evasive, mi hai portata a diffidare e a chiudermi a riccio dinanzi a tutto quello che di concreto non ha nemmeno la parvenza. Mi hai indotta a pensare di essere speciale e speciale non lo sono. Mi hai indotta a credere di essere perfetta, o quasi, e non lo sono e non lo sarò mai. So da me che un altro non sarà mai te, so che un altro sarà diverso da te, è diverso da te, eppure non posso fare a meno di trovare correlazioni o burroni abissali. Tu non mi amavi, non mi hai mai amato eppure mi hai dato quello che ho sempre voluto ed ora, ora vorrei quello più ciò che non mi hai dato da un altro e so da me che non potrò mai averlo, perché tu sei tu e un altro resta se stesso coi pregi e difetti. Ed io sono stanca, non ho voglia di stare a perdere la testa e abituarmi a nuovi ritmi, a vecchie emozioni vestite di nuovo. La verità è quella. Mi hai bloccata in un fottuto limbo in cui tu eri e resterai la perfezione e gli altri, gli altri restano individui che non ho la pazienza di conoscere o di cui non riesco a fidarmi totalmente. Frenata e intimorita. Impaurita più di quanto fossi quel giorno in cui ti ho coperto con la mia sciarpa verde. Sconsiderata, priva di difese all'epoca e così intimorita oggi da non riuscire a mantenere il giusto distacco per vivermi quello che viene senza troppi pensieri. Paura. Ho paura di stare ancora una volta male come sono stata dopo di te. Mi hai abituata male.

domenica 13 dicembre 2015

Lettera n°78

Sei come quel nodo che mi si forma quando c'è un po' di vento o umidità nell'aria. Quel nodo che mi fa male se lo pettino e ho solo due alternative:

1) reciderlo con le forbici
2) pazientare e cercare di districarlo pian pianino con il pettine e la spazzola

Inutile sottolineare quello che è ovvio, i miei capelli non li taglio da tre anni e non ho alcuna voglia di reciderne nemmeno un centimetro per un qualsivoglia nodo, quindi l'opzione numera due resta quella che ho scelto di perseguire. Pettino piano piano, soffro e sento il cuoio capelluto essere tirato, ma la sofferenza ci sta tutta se non vuoi perdere quello a cui tieni. E nello stesso modo tu che sei il mio nodo da quasi un anno a questa parte non vieni reciso con un semplice zac. Sarebbe più facile, lo sai tu e lo so benissimo anche io, ma non sarebbe nemmeno umanamente possibile, tu non sei cellule morte che si rigenerano ogni secondo, tu sei vivo, lontano, assente, nuovamente sconosciuto, ma sei vivo. Sei, paradossalmente, molto più concreto dei capelli, quelli potrei tagliarli, tanto ricrescono, ma tu? Tu no. Tu non torni più (lo so benissimo), ma resti qui, nonostante tutto ci rimani qui dentro di me. Per quanto possa dire o fare, sei qui. E sarò noiosa, ripetitiva, non me ne frega assolutamente niente. Questo è quello che sento e questo è quello che esprimo, mi conosci, sai perfettamente quanto sia incapace di mentire, ma a prescindere dall'incapacità concreta reputo le menzogne una presa in giro senza paragoni, sono e resterò sempre pro verità. Ma tanto so che non mi leggi più da tempo ormai, ti sarai stancato di sapermi qui in attesa di un qualcosa di improbabile e irreale, ma d'altra parte credo di aver smesso di scriverti con la speranza che tu mi legga quanto piuttosto sono tornata a farlo per il semplice bisogno viscerale di farlo, senza orpelli o fronzoli vari ed eventuali. E oggi ne avevo voglia, tutto è nato da un reale nodo incontrato durante la spazzolata post shampoo, quel nodo era veramente testardo, come te. Ho impiegato dieci minuti buoni a farmi male e pettinarlo per poterlo districare, in quel caso ho vinto io, non ho avuto bisogno di recidere la piccola ciocca colpevole di essersi ribellata, con te ho perso da subito. Le possibilità, seppur minime le ho avute, ho cercato di giocarmele come meglio avrei potuto, mi sono data completamente. Ho corso come uno di quei treni modernissimi che raggiungono in tre quarti del tempo classico la meta predestinata. E adesso attendo semplicemente quella data che mi sono imposta come scadenza, la pazienza non mi manca, di quella ne dispongo pure troppa. E dopo? Dopo non lo so, lo saprò quando arriverà quel dopo, per ora lascio che queste emozioni facciano il loro corso senza più frenarle. Che senso ha castrarle? Nessuno.
Spero tu sia felice e stia bene mio non più mio trenino annodato.

venerdì 11 dicembre 2015

Velvet Revolver - Can't Get It Out Of My Head

"And I cant get it out of my head
No, I cant get it out of my head
Now my old world is gone for dead
Cause I cant get it out of my head"

giovedì 10 dicembre 2015

La persona giusta

«Improvvisamente ho capito che non c'è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun'altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c'è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c'è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo. Nessuna racchiude in sé tutto questo, e non esiste quella certa figura, l'unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto…».
Sandor Marai, “La donna giusta”

Quante parole si sprecano sull'argomento, tra saggi, letteratura narrativa, poesia, musica o quel che si vuole eppure personalmente mi ritrovo ad associare al concetto di "persona giusta" il nome e il volto di chi, nonostante tutto, ancora amo. Sì, perché parliamoci chiaro, purtroppo è cosi, amo pur non essendo amata, in lui ho scorto la felicità, a lui associo anche quella sensazione: felicità. Certo non solo quello, avrei un elenco interminabile di ciò che il suo nome e la sua essenza mi crea o mi porta ad associare. Di lui ho amato tutto, non era la perfezione, non esiste la perfezione, ma per me era perfetto con le sue incongruenze e imperfezioni, per me è felicità, amore, serenità, pace. Per me resta quell'appiglio da non mollare perché diverrei arida e vuota, priva totalmente di emozioni. Lo sono stata e non ci voglio più tornare, voglio restare quella stupida che ama chi non l'ama perché anche se fa male almeno sento qualcosa, percepisco una emozione, non me ne voglio privare nonostante sia consapevole razionalmente di quanto dovrei invece fare di tutto per scrollarla via, per allontanarla, per offenderla, per ridurla ai minimi termini, annullarla totalmente, perché solo un folle dona amore (in silenzio e a distanza) a chi non c'è, a chi non ha alcun interesse, voglia o qualunque altra cosa verso di me. Amo e aspetto. Questo è per ora. 

domenica 6 dicembre 2015

Lettera n°77

E anche stasera sento quell'impulso, quella voglia di condividere la mia giornata con te, resti sempre tu l'unico che vorrei rendere partecipe della mia vita, un po' come la canzone di Mengoni che ho sentito poco fa in cui, citando, dice: "Fra miliardi di persone ho visto solo te", sorrido se penso che prima di Mengoni, lo stesso concetto te l'ho espresso in mille modi differenti, a voce o per iscritto, non ho mai negato di aver scelto te, di aver visto solo te, di sentire, ancora oggi, la voglia e l'impulso di raccontarti di me. Ti sarebbe venuta la ridarella oggi (*), mi conosci sono un'inguaribile testarda, forse tanto quanto te, un po' meno te lo concedo, ma resta di fondo che lo sono e se mi impunto su qualcosa cerco di ottenerla. Oggi c'era il Nikon Live, ci sono andata con un gruppo di fotografi, ho perso un paio di workshop poi quando ho capito l'andazzo, ho mollato loro e me ne sono andata per i fatti miei a fare e sentire quello che volevo dal principio, li mi sono aggregata ad altri fotografi che conosco e che fanno parte dell'associazione fotografica a cui mi sono iscritta e con la quale mi sono messa concretamente in gioco e in discussione. Ammetto che appena sono approdata lì la prima cosa che ho fatto è stato vagare perduta osservando ogni persona presente. Ti stavo cercando trenino, ho sperato che tu potessi essere lì, che avrei potuto rivederti senza proportelo direttamente o senza che fossi tu a farlo (so che non accadrà più, sento distintamente che non ci saranno più occasioni come l'ultima volta, non ci saranno più malinconie che mi spingano a cercarti in qualche modo e non ci sarà nulla che spingerà te a cercarmi, siamo veramente lontani e distanti adesso, lo sento come sento le dita che pestano i tasti del computer e come sento le lacrime pungermi gli occhi, ma tranquillo le sto cacciando, non le voglio). Non c'eri naturalmente, non era destino reincontrarci, non ti piacciono quei posti, la folla, il caos, poi è sabato, probabilmente sei tornato a casa tua, nella tua terra, forse stai frequentando una nuova ragazza, non lo so, ma non c'eri, eppure... c'eri. Eri lì con me, come sempre, nella mia mente c'eri e ho sorriso ogni volta che mi mettevo a saltare da un posto all'altro o a fare gli occhioni stile Gatto con gli stivali del cartone animato e implorare i fotografi di farmi spazio perché sono una piccola nanetta e lì ti ho visto nitidamente a ridacchiare di gusto di me e di quanto potessi apparire buffa io e maschi che mi hanno fatto spazio tipo le acque del Nilo per far passare Mosè. Essere donna in quel contesto non è stato male, certo mi hanno fotografato in tanti, ma era normale e prevedibile, se si provano le nuove ottiche fotografi quello che ti capita per capirne la portata, la lunghezza e se ne vale o meno la pena acquistarla in futuro. Ad un certo punto mi sono fatta fotografare volontariamente lo ammetto, ho provato ad abbattere i miei muri, mi sono avvicinata ad un fotografo che fotografava tutti con vari attrezzi di scena e appena si è liberato gli ho proposto di fotografarmi, ma a patto che dovesse mostrarmi lo scatto, altrimenti avrebbe dovuto rifarlo. Il mio scatto è andato bene, gli ho sorriso di cuore e l'ho ringraziato ed ora attendo che carichi la foto nella pagina dell'evento, cosi da salvarla e tenerla lì come ricordo di una giornata che, tutto sommato è stata felice e divertente. Saresti stato fiero di me, della piccola nanetta che zompettando e scherzando si è fatta rispettare e senza spintoni si è presa un posto semi decente in sala posa per poter fotografare la modella di turno. Alla fine penso di aver guadagnato in sicurezza e nuove nozioni, nuovi punti di vista. Non ho ancora capito quale possa essere il genere di cui mi innamorerò totalmente ma su quello non ho fretta, lo capirò quando sarà il momento, come ho sentito di amarti quella sera mentre ti guardavo negli occhi e ti baciavo come se fosse l'ultima volta che lo facevo traendo il massimo da quei baci di cui non ero mai sazia. E torno a richiamare alla memoria te con te la ridarella e sorrido di cuore anche io vedendomi dal di fuori, ho fatto ridere, in effetti, vari fotografi con le mie peripezie per vedere qualcosa lì dove non arrivavo (praticamente ovunque), ma oh l'ho avuta vinta io, tra una risata e l'altra mi è andata bene, non so se è perché ho creato simpatia o perché son sembrata un po' disperata o perché fossi una donnina molto rock and roll con la sua macchina fotografica impugnata mentre saltellando e in punta di piedi sbuffavo e sparavo battutine ironiche sulla mia (non) altezza, però è divertente, ti stai immaginando la scena e stai ridacchiando, lo so. Ti conosc.. piccolo blocco, non so come continuare quella parola, conosco o conoscevo? Non è importante al momento, sappi solo che alla fine sono stata accompagnata da un altro amico fotografo, insomma mi sono arrangiata, una piccola avventura dove sono passata come un apetta di fiore in fiore cercando di essere presente per tutti, ma mantenendo me stessa come priorità assoluta.
Una volta giunta a casa mi sono messa a raccontare a mia madre tutto quello che ho combinato da questa mattina con Kenny che mi faceva le feste senza sosta, e anche lei ha sorriso, ma non le è preso il ridolino come sarebbe preso a te, chissà poi perché ti prendeva il ridolino, non l'ho mai capito in effetti. Comunque, a casa mi sono messa a cazzeggiare un pochetto e mi sono imbattuta in questo stralcio di Zafon, uno dei suoi libri che mi ha emozionato e colpito degli ultimi anni, tanto da spingermi a leggermi tutti i suoi romanzi. La citazione dice:

"Ero troppo per te. 
Troppo orgogliosa. Troppo scorbutica. Troppo problematica. Troppo insicura. Troppo poco gentile. Troppo poco dolce. Troppo disordinata. Troppo bambina. Troppo matura. Troppo emotiva. Troppo sognatrice. Troppo poco romantica. Troppo caparbia. Troppo poco elastica. Ero troppo per te. 
Ma non ero mai abbastanza."
C. R. Zafon, L’ombra del vento.

Tralasciando momentaneamente tutto, mi sono concentrata sull'ultima frase "Ma non ero mai abbastanza" ecco per evitare di far straripare le lacrime mi appiglio a quella frase, a quella sensazione che, tuo e mio malgrado, ho realmente sentito attaccata addosso quando... quando pensavo eravamo un qualcosa tu ed io. Ed è brutta come sensazione, so anche che adesso probabilmente ti starai incazzando o più probabilmente starai pensando che non è cosi, ma parliamoci chiaramente, non lo so, non posso sapere con certezza cosa ti può passare per la mente, a malapena credo tu mi legga ancora figuriamoci dare per scontata una tua eventuale reazione, non posso che ipotizzare pur essendomi promessa da tempo di non farlo più, perché alla fin fine sono sempre e solo io quella che sta male, che affonda e non riesce a risalire poi facilmente, sono io quella che fa tre passi avanti e cento indietro ogni qualvolta mi ritrovo a scriverti, pensarti o lasciar straripare le lacrime e le parole. E lo so che ora sto percorrendo quei passi indietro, ma non posso farne a meno, non oggi, non dopo il tripudio di emozioni e la costanza con la quale mi sei stato affianco stile spiritello birbante e molesto. Per un attimo ho creduto sul serio di poterti raccontare tutto, ma mi sono resa conto che non era la realtà, tolto questo mezzo non mi resta più nulla e non mi venire a dire che posso cercarti che si può essere amici, io non posso esserti amica, non ancora, non so quando e se ciò potrà accadere, ma so di non poterlo essere al momento, perché non mi è passato proprio nulla, non mi è passato il sentirti "giusto", non mi è passato il saperti "la persona", non mi è passata quell'unica emozione che avrebbe dovuto e che dovrebbe sparire, non mi è passata la voglia di baciarti, di amarti, di fare l'amore con te, di vivere ogni giorno che mi rimane da vivere con te, non mi è passato proprio nulla, resti tu il mio metro di paragone e questo mi spinge semplicemente a buttarmi su tutto ma non più sulle conoscenze eventuali, non ha senso, sai come la penso, ho provato a gettarmi nella mischia, ho provato realmente ad andare avanti, a forzarmi, ad obbligarmi a sopprimere e nascondere tutto, ma non serve a nulla, resta li il fardello. Resta la mancanza che sento, la malinconia, la voglia di sentirti ridere come uno scemo, la voglia di sentirmi dirmi che sono bella o un scendi scendi per ritrovarti sotto casa. Vaneggiamenti. Sono solo vaneggiamenti e illusioni lo so. E' solo un cuore ferito che spera invano il ritorno di chi non ha mai messo in gioco il proprio cuore. Folle. Sono momentaneamente folle e la follia mi porta a sentire totalmente mia questa canzone che sto ascoltando (giustamente mi faccio male musicalmente, ma che ci posso fare se ci sei tu in questi versi?) e da qui nasce il (*) che ho messo poco fa perché ha connessione con un verso:

Le cose che non ho
sono come te,
ti assomigliano un po'
sono bellissime
Mentre guido piano verso casa,
in compagnia di una radio accesa,
c’è una canzone che riempie l’aria della sera.
Le cose che non ho,
radici e nuvole,
e lì in mezzo ci sei tu,
da qualche parte.
A volte un nome sulle labbra appese,
anche se più leggero di una piuma
quando il suono di una felicità che si consuma.
La mia vita è sempre uguale
sembra calma come me
appena sotto la superficie c’è tutto quello che ho di te.
E so che non si torna indietro mai
lo so io, lo sai tu,
ma se dovessi cambiare idea, io sarò qui.
Le cose che non ho, ragioni e regole
neanche il cuore adesso sa che cosa fare.
Avrei voluto regalarti i miei sogni
e farti ridere fino a stancarti, (*)
ti avrei difesa dai dispiaceri con le mie mani.
La mia vita è sempre uguale
sembra calma come me
appena sotto la superficie c’è tutto quello che ho di te.
E so che non si torna indietro mai
o so io, lo sai tu,
ma se dovessi cambiare idea, io
se dovessi cercarmi ancora, io
sarò qui perché di te non c’è niente che non so
e non avrò paura di un addio sincero, ma devi crederci davvero.
La mia vita è sempre uguale
e sembra calma come me
appena sotto la superficie c’è tutto quello che ho di te.
E so che non si torna indietro mai
lo so io, lo sai tu,
ma se dovessi cambiare idea, io
e se dovessi cercarmi ancora, io
sarò qui
sarò qui.


Non penso debba aggiungere altro, io... Io sono qui, sono ancora qui, sarò ancora qui se dovessi cambiare idea. Ed eccola lì l'altra immagine mentale di te in auto che ascolti la radio mentre vai da qualche parte, magari è la stessa stazione radio che ascolto anche io, la stessa canzone, i Guns'n'Roses che ci perseguitavano all'epoca. Lo ricordo. Io ricordo. Ma tu ridi, continua a ridere e a farti prendere dal ridolino compulsivo. Sei bello da morire quando ridi.

sabato 5 dicembre 2015

Lettera n°76

Come stai? E' da un po' che non ti scrivo, non perché non ne abbia avuto la voglia, quanto piuttosto perché ho cercato di evitare un dolore gratuito, quel dolore che ogni parola mi provoca cosi come il semplice pensiero di te. Eppure oggi eccomi qui, non ho potuto fare a meno di pensarti, vuoi perché un anno fa di questo periodo eravamo, forse è meglio dire ero, felice, veramente felice, ed oggi lo sono stata un po'. Mi sei venuto in mente come quella persona a cui vorresti raccontare la tua giornata. Raccontare delle mille peripezie che stai facendo per un concorso fotografico nazionale al quale ti sei iscritta, raccontare nei minimi dettagli la giornata lavorativa passata a sorridere e rimproverare e poi a motivare i miei studenti. Ti parlerei del mio ultimo alunno di quanto sia trementamente lingua lunga, del filo da torcere che mi da quotidianamente, ma di come già faccia parte di quelle poche persone a cui tengo, perché lo sai quanto tengo ai miei nanetti, sai quanto per me sia importante dare loro non solo un aiuto concreto nella loro istruzione, ma essere, all'occorrenza, anche quell'amica un po' più grandicella con cui confidarsi e a cui chiedere consiglio, sulla quale appoggiarsi se si sta male. Sono i miei cuccioli, i bambini che non ho partorito, ma che vedo crescere anno dopo anno e che accompagno per mano fino alla maturità. Ti parlerei di Kenny del suo essere diventato sempre più pigro e del suo essere ancora terribilmente terrorizzato dai botti, tant'è che quest'anno il veterinario gli ha dato delle pilloline che sembrano il valium per i cagnolini, ma almeno starà bene e non soffrirà d'ansia, si potrà godere queste giornate elettrizzanti, cariche di attesa e di aspettative per il Natale che è alle porte e per la fine dell'anno. Ti parlerei del mio continuare ad arrossire quando parlo con qualcuno anche per telefono, ma del sentirmi un po' di più realizzata quando i miei progetti vengono accolti con entusiasmo, mi vedresti iperattiva e instancabile, come lo ero un anno fa, mai immobile. Una piccola trottola che va da una parte all'altra e che cerca di far rientrare tutto in piccoli lassi di tempo. Ti parlerei delle mie giornate, delle mie incazzature, delle montagne superate (metaforicamente), di quello che sto imparando con il confronto quotidiano, di quanta soddisfazione stia avendo e di come un po' stia credendo in me stessa nonostante non ci sia tu a fare il tifo per me. Ho iniziato un secondo romanzo, anche se, ammetto, sono mesi che non riesco ad andare avanti, non perché non sappia come proseguirlo, ma mi fa male la sua stesura come il primo, fa male staccarsi e lasciarsi andare tra le parole, fa male riversare tutto li dentro e non ho voglia di piangere, bastano le lacrime che ho versato e che verso ogni volta che mi vieni in mente, proprio come ora. Penso siano sufficienti al momento e bastino come razione, non occorre aumentarne il dosaggio, non per ora, certo le lacrime portano con loro una emozione e non hai idea di quanto ne abbia bisogno dal momento che sono diventata aemozionale, stimolo le emozioni con la fotografia, con i libri, con i film, ma non sempre hanno effetto, non sempre accendono qualcosina. So che non mi leggi più, ma mi fa un pochino bene liberare le parole, lasciarle andare e fermarle qui sopra. Mi liberano quel tanto che basta per poter respirare. Mi manchi, ma non ti cerco. Sei libero e io lo diventerò realmente tra pochi mesi (spero). Spero tu stia bene, ma veramente bene. Spero tu sia felice e sereno. Volevo dirti solamente questo. Eri la persona ed ora... ora non sei più nulla. Un fantasma del passato. uno sconosciuto che vorrei rivedere domani, che vorrei riconoscere tra i tanti che ci saranno al live, ma so che non si sarai, non fanno per te la confusione e i workshop, ma chissà, magari sbaglio. 

sabato 28 novembre 2015

Duecentosettanta notti e attendo ancora.

(Foto di mia proprietà - "Autoritratto")

Duecentosettanta giorni passati, dieci cicli lunari si sono verificati, ne mancano solo altri tre completi, altri ottantuno giorni. Penelope tesseva una tela, io scatto fotografie, le elaboro, le rielaboro, le riscatto, e cosi all'infinito. Ho preso sette chili dal Dicembre scorso, sette chili di cui sento tutto il peso e la fatica, sette chili che non volevo, ma che ho penato per ottenere, sette chili che mi sono pesati e mi pesano come un macigno fisso sullo stomaco. Perché sono ingrassata è presto detto:

1. Dovevo necessariamente farlo perché pesare trentotto chili non andava bene
2. Perché ho nutrito la (vana) speranza che il peso potesse modificare le sorti di quello che è accaduto dieci mesi fa. 

Dieci mesi, chi lo avrebbe detto che il tempo sarebbe passato cosi in fretta? Si ripetono gli eventi, questa volta senza la conclusione di un anno felice come l'anno passato. Quest'anno niente è andato per il verso giusto, quest'anno che tra due mesetti verrà a concludersi è stato colmo di lacrime, dolore. Un anno pesante sotto molti aspetti. Un anno di attesa e di speranze infrante. Per carità ci sono stati attimi (brevi) di lucidità mentale razionale e/o irrazionale, ma alla fin fine gli attimi restano sempre e solo attimi, brevi lassi di tempo che non riescono a cambiare la sorte degli eventi protratti per lungo termine. Cambiano le priorità, cambiano le amicizie e le abitudini, in quasi un anno ho fatto passi avanti, ho imparato a mettermi in discussione come fotografa, ho imparato ad accettare le critiche e ad accettare i complimenti anche se quegli scatti per me non sono "perfetti". E' un lavoro ancora in corso. Non è facile chiedere il parere di chi per te è più bravo, ma se non lo facessi non potrei andare oltre e non voglio fossilizzarmi, non ho una data di scadenza per questo, devo imparare a lasciare andare la parte emotiva e scattare un po' col raziocigno, continuare a studiare e non sentirmi inadatta se mi si presenta l'occasione di guadagnarci qualche euro con i miei lavori. Piano pianino ce la farò. Questo, probabilmente, è l'unico proposito per l'anno nuovo che ho già iniziato a mettere in atto concretamente, certo ho scucito un bel po' di soldi, ma sono soldi ben spesi, perché so che mi daranno l'opportunità di partecipare a delle mostre, di far vedere anche ad altri quello che i miei occhi vedono e immortalano per sempre. Attimi, ma attimi di quelli che durano tutta la vita.
Oggi mentre rientravo dall'allenamento ho sorriso per un ricordo, ho sorriso di cuore, senza pensarci, mi è sopraggiunta la domanda: "Chissà a chi manderà le foto della cena aziendale?"
Una domanda che sappiamo non dovrei pormi, eppure ho sorriso ricordando le foto ricevute, i messaggini con le descrizioni di pance piene e mente annebbiata dai fumi dell'alcool. Chissà se nevicherà quest'anno. Altre foto perderò se ciò dovesse accadere, ma non importa, vorrà dire che le scatterò io, andrò in giro a scattar foto se dovesse nevicare. Piagnucolo un po' adesso, ma vi giuro che stamani sorridevo a questi ricordi. Non facevano male, ma si sa la sera le barriere vengono meno, il dolore si rafforza e quei fiori che mi hanno portato mezzi appassiti e che mi servono per un progetto fotografico mi guardano troppo colorati e ancora troppo ritti per rappresentarmi, spero che nel weekend siano appassiti al punto giusto per divenire il mazzo nuziale di una Penelope in attesa. Perduta tra i pensieri come al solito le parole e i concetti si confondono ed ora c'è anche Slash con questa qui che non aiuta proprio per nulla:


She is watching, heart aching with sorrow
She is broken is broken, as she waits
Hoping when all is said and done we can learn to love and be as one

giovedì 26 novembre 2015

Non essere nulla di più di niente

C'è chi diventa mamma per la prima, seconda o infinita volta e poi ci sono io che mi ritrovo a giocare con le bambole, però badate bene, ci gioco in ambito fotografico, da bambina non mi sono mai interessate troppo, non che ad oggi ne sia attratta particolarmente, ma ci sono quelle ispirazioni del momento che vanno seguite e mi ritrovo a giocare con bambole e luci e pose manco fossero mini modelle, eppure mi hanno già un po' annoiato, sarà che lo stimolo se ne è andato a farsi un giro, sarà che ho bisogno di vagare quanto più possibile con la mente, perché se mi fermo mi ammazzo di pensieri e sinceramente ho smesso di pensare, preferisco zittire ogni barlume di pensiero prima ancora che l'avvisaglia alzi la bandierina dell'allerta pericolo. D'altra parte lo stimolo del mutamento deve essere un po' abbandonato, vuoi per il tempo inclemente, vuoi per pigrizia, vuoi perché da amante dell'inverno mi sono ritrovata a divenire orso e il letargo lo prediligo di gran lunga al batter forte i denti per il gelo di queste serate. Un po' di sano letargo tuttavia non credo mi possa nuocere, certo nel letargo non resto immobile, mi mantengo attiva allenandomi, lavorando, badando ai miei piccoli nanetti adolescenti e al loro voler emulare prematuramente i grandi con tutte le conseguenze che ne comportano, come oggi che, il mio nuovo allievo, detto Gianni Morandi piccino (è uguale uguale) ha fumato una sigaretta e si è sentito male, ha vomitato pure l'anima poverino ed io li a dirgli che sarà la prima di una di quelle vomitate che si ricorderà a vita. Ricordo la mia ultima, coincide con l'ultima volta che mi sono ubriacata di brutto, ma proprio brutto brutto, parevo la tipa dell'esorcista, ma cribbio, ad oggi, dico che ne è valsa proprio la pena. Errare humanum est. Si dice cosi vero? Ben vengano gli errori, di qualunque tipo essi siano, perché solo sbagliando si impara realmente, un po' come il mio far sbagliare di proposito gli allievi con le equazioni, le proporzioni o qualunque argomento matematico, perché sarebbe troppo facile indicare loro l'errore, ma sono loro che devono comprendere dove sbagliano e correggere la volta dopo, una volta compreso l'errore stupido o grave e chissene se ci mettono due ore su una espressione, alla fine sapranno farle ad occhi chiusi (quelli mentali gli occhietti). Un metodo probabilmente criticabile, ma è il mio metodo e sino ad ora nessuno in questi diciotto anni è mai stato bocciato o rimandato in qualche materia, anzi sono giunti alla fine delle superiori senza troppa fatica. E fermo per iscritto questa giornata passata a consolare un piccolo ometto alla sua prima asfaltata senza ritegno, dove il mio cane si sentiva un piccolo infermierino preoccupato ma più ingombrante di un elefante. Ora mi rilasso. Mi fermo. Smetto di mantenere i blocchi attivi e mi lascio andare nell'oblio del ricordo dell'ultima volta in cui con piacere ho assistito chi stava male, nonostante per la persona non fossi nulla di più di niente.

mercoledì 25 novembre 2015

Piece of my heart


Take it! 
Take another little piece of my heart now, baby,
Oh, oh, break it!
Break another little bit of my heart, 
now darling, yeah, yeah, yeah.


venerdì 20 novembre 2015

You're A Lie


The sun is gone
You can go.
Cause you're a lie lie
Lie, lie
All my faith has been wasted, wasted
Cause you're a lie lie
Lie, lie

Tutto sommato va bene. Ci si abitua a tutto.

Le cose migliori dell'amore accadono per caso, 
si capiscono dopo.
Erri De Luca

L'autografo di De Luca è giunto puntuale così come quella torta che non ho preparato ma che ho fatto preparare. Assieme a quel piccolo pensiero a cui tenevo proprio oggi ho iniziato a fare un passo in avanti, piccolino, nulla di eclatante, ma mi fa dire con più sicurezza "Sei una fotografa", niente compensi, non ancora, per quanto siano prossimi, quanto piuttosto il semplice atto di compilare due moduli, due iscrizioni che reputo importanti per potermi lanciare senza paracadute alcuno verso quello che al momento mi sembra l'unica via di fuga dalla realtà, certo la scrittura rimarrà sempre il mio primo vero amore, ma ad essa si è aggiunta da un po' di anni la necessità di andare oltre, di forzare il limite della ragione lasciando che una storia venga fuori anche solo tramite qualche immagine, scatti che raccontano. Difficile, lo ammetto, spesso la mia autocritica mi fa dire "No, non mi dice nulla questo scatto" eppure poi finisce che quello stesso scatto ad altri racconta quello che poi volevi raccontare, ma che non vedi impresso. La fotografia è anche questo. Da oggi, quindi, si inizia a fare sul serio. Piccoli passettini ancora un po' incerti, traballanti come quelli di un bambino che sta imparando a camminare da pochissimo e che ancora inciampa e cade, ma che ha anche la forza di tirare su col naso e rimettersi di nuovo in piedi. Forza. Quella che sento ancora mancante in buona percentuale, ma che sto cercando di recuperare senza strafare. 
La citazione scelta di De Luca è una delle tante che mi piacciono, ma racchiude anche una speranza malsana, la mia speranza malsana, un po' come un Don Chishotte in gonnella che lotta contro i mulini a vento. Sì, da tempo immemore mi sento proprio come Don Chishotte, ma nonostante tutto, apprezzo di lui la forza di volontà che gli ha permesso di andare avanti. Quella speranza, la speranza che la comprensione venga dopo, pur essendo pienamente consapevole dell'irrealtà della cosa, della concretezza di quanto ciò non sia proprio possibile in nessuna percentuale, nemmeno la 0.00001%, non c'è alcun numerino sono solo zeri, eppure la speranza malsana rimane attiva, un po' come il mio essermi data una scadenza, ok, lo ammetto, per certi versi quella scadenza mi è comoda, allontana i Proci indesiderati, ma d'altra parte realmente in me vive quella speranza che mi fa desiderare la favola, sì, perché mio malgrado ho assaporato la favola, la stessa che, a conti fatti, non è mai stata, a questo punto realistica, eppure... Eppure c'era, l'ho percepita, l'ho vissuta come tale e me ne sono inebriata a tal punto da non riuscire ad andare totalmente avanti, non ancora, senza quell'ultimo appiglio, senza quella voglia che mi fa dire "Potrebbe rendersi conto che ha sbagliato, che ha avuto paura!". Me la racconto, lo so io e lo sapete voi che mi leggete, ma che posso dire? Affermare: "Io non lo amo più" sarebbe una bugia abominevole ed io non sono proprio capace di mentire. Certo ho avuto una miriade di primi appuntamenti, una miriade di occasioni, di nuove conoscenze, ma erano lì appese, inutili. Vuote dimostrazioni fine a se stesse che potevo farcela, ma dentro, dentro non ce la facevo, non ce la faccio. Ci provo, per carità, ci provo ancora di tanto in tanto, in maniera molto più sporadica, alla fine dedicare tempo alle conoscenze me lo leva per qualcosa a cui realmente posso dare ben più attenzione di quanto un paio di ore in compagnia di qualcuno di cui non mi importa assolutamente nulla e di cui so già a primo acchito, non mi importerà in futuro, non mi va. E ancora una volta voli pindarici, parole che si perdono e concetti che si mescolano tra di loro, positività e negatività. Dualismi. Quegli stessi dualismi che lo avvicinarono, ma che non sono, poi, serviti a farlo restare. Sparito. Assente. Estraneo. Testardamente convinto di essere nel giusto e quindi impossibile da esaudire quella malsana speranza. E poi la quasi conferma di chi mi viene dietro, ma che distruggerei perché sono oramai bruciata e distrutta, rabbiosa verso chiunque può interessarsi a me. Nera. Oscura. Morta come quei fiori che devo andare a ritirare prima di iniziare l'ennesimo progetto fotografico. Fiori morti per abbellire una persona morta (me). Mi ha ucciso l'amore, mi ha ucciso un treno preso senza pensarci poi troppo, mi ha ucciso quell'incoscienza, quell'abbattere barriere e muri che sino ad allora mi aveva protetta dalle intrusioni. Sono morta e no, non sono una fenice, io non risorgo, non più. Non amerò tanto facilmente, non mi fiderò più, lo faccio già. Diffido delle parole, dei complimenti, delle voglie, dei desideri, diffido dei gesti, diffido di chiunque e di me stessa. Mi castro. Mi censuro. Viene facile essendo totalmente vuota. Svuotata e abbandonata. Sorrido di più, piango di meno in maniera concreta, ma il pensiero resta immutato, non si spegne, come quelle dita che vorrebbero scrivere, eppure, una volta attivate, una volta deciso di saltare il fossato, mi abbandonano. L'anima è fuggita via. Spaventata dimora lontana da me, esiliata, picchiata, umiliata, isolata. 
Tutto sommato va bene. Ci si abitua a tutto. 

martedì 17 novembre 2015

Opinioni di chi sa di non sapere

(Foto di mia proprietà - Serie bambole)
Senza volerlo, e lo giuro, non volevo e non era mia intenzione, ho risvegliato i destroidi miei amici e/o conoscenti su di un social. Ho solo posto una considerazione, paradossalmente lì dove di solito non condivido che il minimo indispensabile. Ed ecco venirsi a creare un putiferio di fascistoni convinti che a violenza si risponde con violenza, gli stessi che poi la domenica professano il verbo di un Dio che, se non ricordo male, diceva di porre l'altra guancia ad uno schiaffo ricevuto e no di rispondere con uno schiaffo a nostra volta. La mia opinione naturalmente è una goccia in un oceano intero, ma resta la mia opinione, una opinione informata, o almeno ho cercato di informarmi per quello a me concesso, interesse e voglia di farlo, sia chiaro, non sono la saputella di turno che sa per filo e per segno cosa stia accadendo, non lo so e sono la prima ad asserire di essere abbastanza menefreghista su questo argomento come su quasi tutto il resto, ma ho imparato sin troppo presto quanto l'informazione sia sotto il dominio di potenze ben più grandi, le stesse potenze che noi, pecorelle abbiamo eletto. Quindi no, se mi si chiede se ho una soluzione differente dall'imbracciare un fucile e inneggiare una guerra, non ne ho, ma so che con una risposta violenta non si ottiene la pace. La storia insegna che ad ogni guerra ne è susseguita un'altra e dopo un'altra e un'altra ancora. Lì dove, come ho spiegato abbondantemente sul social nella speranza che le menti si aprissero, il Dio Danaro e il Dio Petrolio fanno gola da sempre a chi ha subito i minimi danni (e con ciò non dico che il centinaio di morti di Parigi siano giustificabili, lungi da me asserire una stronzata simile, sono la prima che se ne dispiace) e non solo. Attaccare un posto X per partito preso, fregandosene delle guerre civili in atto da anni oramai, dove ogni giorno muoiono non cento e passa persone ma migliaia di padri, figli, sorelle, fratelli, madri e chi più ne ha più ne metta, li dove ha avuto origine quella maledetta scissione dove più gruppi professano il credo di un Dio simile ma altresì così differente, non può di certo portare alla pace o all'esaudire una vendetta che sono certa non vogliono le famiglie dei caduti che l'altro ieri erano in giro a passeggiare, in un ristorante a mangiare o ad un concerto, l'attacco che c'è stato la scorsa notte (vista l'ora attuale) in posti dove si PRESUME vi siano stati basi e quartier generale dei terroristi fedeli all'Isis (vi invito a dare un'occhiata, se non lo avete fatto, ad un video pubblico che gira su Facebook da qualche giorno: 


giusto per aiutarvi a capire che Isis non sta a dire un luogo fisico pieno di cattivoni invasati, quanto una piccola parte di invasati che ha iniziato una guerra interna basando la propria pazzia come taluni Cristiani (esaltati) hanno fatto in passato in varie zone del Mondo, insomma una storia che si ripete come la storia in genere). Quel presume in maiuscolo la dice lunga su quanto l'attacco, dal mio modesto parere, parere di chi come disse il grande Socrate "sa di non sapere", è basato praticamente sul nulla. Ipotesi e congetture. Per non parlare delle foto dei missili con la scritti "From Paris with love", false come una monetina da un euro e cinquanta per intenderci, ma che riempiono le home del social (Fb, twitter etc) manco fosse doveroso sottolineare una cosa che ci han piazzato li tutte le più grandi testate giornalistiche. Il mio interesse tuttavia si è risvegliato nel considerare l'alleanza venutasi a creare tra Stati Uniti e Francia, guarda un pochetto proprio le due grandi nazioni che hanno fatto promesse (vedetevi il video linkato) e che non le hanno poi mantenute. L'attenzione poi si va a spostare su quanto è accaduto ventiquattro ore prima degli attentati a Parigi, di Beirut non ne ha parlato nessuno, una notizia che è passata sottobanco, irrilevante, non ci appartiene, non ci interessa vero? E invece no. Chi se ne frega di quelli lì che da più di un decennio sono sotto assedio? Fa più gola per i giornali parlare di ragazzi europei che si stavano godendo un venerdì sera piuttosto che di 45 morti e più di duecento feriti, tanto lì muoiono spesso e quotidianamente.
Personalmente incolpo la nostra cecità, il nostro voler vedere solo quello che ci è più vicino e il fregarcene di cosa accade dietro le quinte di un teatrino costruito ad arte da chi detiene il potere assoluto, ma noi da brave caprette giustamente che possiamo fare? Nulla, a parte indignarci non possiamo fare nulla. E non mi venite a dire "vogliamo la guerra" stile Miss Italia 2015, perché poi non ne sopportereste il peso. Se quei fori di proiettili mi hanno inquietato in Bosnia, se voi stessi avete trattenuto il fiato nello seguire passo passo venerdì sera quello che è accaduto a Parigi abbiate il coraggio di mordervi la lingua e di legarvi le ditine belle che avete perché inneggiare una guerra non porta a nulla di più se non morte. Morte e morte. Né più né meno di quello. E lì vi viene in mente la fatidica domanda: "E allora tu cosa proponi di fare?". Io che non sono nessuno penso che le promesse vadano mantenute, abbiamo promesso quella terra? Date loro la terra, gestissero loro quel posto, gestissero loro il Dio petrolio, aiutiamo i Siriani che non c'entrano nulla con gli esaltati militanti dell'isis a riprendersi la propria vita, volete la guerra? Aiutate loro. Coi mezzi tecnologici a nostra disposizione si può trovare l'ago nel pagliaio figuriamoci questi maledetti invasati. Se hanno trovato Osama bin Laden volete che non sappiano dove sono questi tizi? Lo sanno, fidatevi, loro lo sanno, quindi non sta a me trovare una soluzione. Sbaglio o paghiamo le tasse affinché loro trovino piani atti alla risoluzione dei problemi?. La mia l'ho detta ora sta a voi crearvi la vostra opinione. Riposino in pace i parigini e non uccisi, ma anche tutti i siriani e palestinesi massacrati per il vile danaro che fa troppa gola. Ora lapidatemi pure, ci sono abituata.