sabato 22 novembre 2014

Lettera n°7

Che stupida che sono. Abbiamo appena finito di chiacchierare al telefono, e mi sono innervosita, ancora mi innervosisco per quella frase che per me non ha alcun senso. Mi manchi ORA, adesso, non mi mancherai quando non sarò più innamorata di te, se dovesse mancarmi l'essere innamorata mi cercherò qualcuno con la speranza che a differenza tua il lui ipotetico e futuro possa e sia capace di ricambiare, nella speranza che lo sia anche io, ma se sono stata disinnamorata per sedici fottuti anni, non lo è stato di certo perché non abbia avuto occasioni, semplicemente mi sono chiusa, non ho lasciato entrare nessuna da quella maledetta porta che ti ho spalancato. Mi sarò persa un miliardo di possibilità, e non me ne frega assolutamente nulla, sono stata discretamente bene in quell'assenza di amore, in quelle relazioni fine a se stesse dove si fingeva di amarsi o volersi per sopperire a qualcosa di cui al momento nessuno dei due voleva occuparsene. Sì, si va avanti benissimo anche senza. Sei tu quello che dovrà e deve sentire quella mancanza al momento. Io amo. Io ho mancanza di te come persona, di te come mio fuggevole attimo di felicità, ma passerà non ti preoccupare e starò bene anche da sola. Per quanto possa amare l'amore si vive bene anche senza. Si va avanti comunque. La vita continua, non aspetta di certo che tu smetta di crogiolarti nel dolore o nella mancanza che senti. Io non sono come te: sento la mancanza di chi amo non di chi ormai non amo più o non ho mai amato. L'amore non mi è mai mancato. Ha mille sfumature e quello che implica una coppia se non mi è mancato da morire in quel lungo lasso di tempo, puoi starne certo che se mi impegno non mi mancherà nemmeno in futuro. Convoglierò le emozioni, le sensazioni e le energie in altro. Mi riempirò di hobby e occupazioni per sopperire quell'eventuale mancanza e per riempire quel fottuto vuoto che, nonostante tutto, hai contribuito anche tu ad ampliare ulteriormente, ma tranquillo, da scema quale sono non riesco ad avercela con te più di cinque minuti o meno. Mi passa. Mi passa sempre. Non è colpa tua se non mi ami e non è colpa mia se non ti sei innamorato. Arriverà chi mi amerà e lì probabilmente capirai di aver perso qualcosa che avrebbe potuto amarti incondizionatamente pregi e difetti inclusi, ma oramai non ha più senso parlarne. Sono irata. Mi passerà.

Tua, nonostante tutto, ancora fottutamente tua.

venerdì 21 novembre 2014

Lettera n°6

Cribbio, scrivere qui per te mi risulta difficile, non posso essere totalmente me stessa, si va a perdere quella riservatezza creata da quegli attimi che dedicavo a te e me, senza per questo avere occhi estranei pronti a leggere o giudicare, non che il blog sia seguitissimo, non ho mai diffuso volontariamente questo link, in fin dei conti è il mio personale "vomitatoio", quindi non ho mai sentito la necessità di diffondere qualcosa che, paradossalmente, dovrebbe essere, in parte, privato. E lo so che è pubblico e chiunque potrebbe raggiungerlo, ma il nome del blog ha un refuso volontario, se non cerchi nello specifico quello non so quanto possa comparirti, anche se, chi ha la mia email potrebbe risalirci arghhhhh. Ma perché diavolo mi sto facendo tutte queste paranoie? Lo so potrei scriverti una e-mail, o iniziare un nuovo raccoglitore di pensieri, ma a che servirebbe? Certo mi hai sempre detto che ti piace leggermi, ma alla fine gli argomenti sono sempre quelli, le parole possono mutare, ma la sostanza non cambia poi molto. E se poi inizio un nuovo quadernetto e non lo porto a termine perché mi sono disinnamorata o tu (scenario apocalittico) sei sparito? No, no non ci voglio pensare, preferisco censurarmi quel tanto che basta per non esternare il mio io nella sua totalità (tanto oramai mi conosci meglio di chiunque altro presente nella mia vita) e lascio a te la lettura tra le righe di quello che ho celato. 
Vorrei vederti (oh che novità!), ma mi rendo conto che probabilmente non sarebbe giusto. Ti devo lasciare stare, lasciare che sia tu a volere la mia compagnia, un po' come le telefonate o i contatti in genere. La mia presenza era troppa, inoltre non ho voglia di illudermi nuovamente. Se tornerai ci sarò oppure no, non lo sapremo, se non tornerai, ti aspetterò comunque, lo sai. Capirai prima o poi o forse no. Non lo so. Dubbiosa. Sono solo estremamente dubbiosa. L'unica cosa ancora certa è solo quello che io provo per te. Non hai idea di quanto vorrei che quel maledetto processo accelerasse tanto quanto abbiamo accelerato noi nella nostra cosa senza nome ed etichetta. Sei andato a vedere la nuova montatura? Non sono affari miei lo so, ma non ci posso fare nulla se sono curiosa. Comunque siamo due vecchi e mi hai trasmesso il tuo doloretto da colpo d'aria e postura errata. Stamani mi sono svegliata con lo stesso dolore. Connessi nel nostro essere totalmente sconnessi.

Tua

Lettera n°5

Sentire la tua voce mi rilassa sempre. Sapere che mi leggi mi piace, ma l'idea che sei lì lì per finire quel raccoglitore di emozioni mi intristisce un pochino, certo più o meno sto continuando a scriverti qui, ma non è uguale, lo sai tu e lo so anche io. Tutto sommato oggi sto bene, non mi posso lamentare, nonostante l'ennesimo ex che si è sposato in meno di tre mesi. Qui tutti trovano la loro anima gemella, l'altra metà della mela e io non sono stata in grado di farti innamorare o di sconvolgerti la vita quel tanto che basta da voler semplicemente restare con me. Il matrimonio non è e non sarà mai una mia priorità, anche perché dai, sarei ridicola in abito da sposa, già vado a comprare vestiti nei negozi da ragazzini perché sono nana e magra da fare alquanto schifo, ma oggi vado in palestra, mi vado finalmente ad iscrivere e speriamo che almeno tre o quattro chili di massa magra riesca a recuperarli. Non so ancora perché stia continuando a scriverti, mi viene naturale, cosi come mi viene naturale amarti nonostante tutto. Nutro ancora una piccola speranza per quanto flebile e tendenzialmente irrisoria, che tu possa chissà come cambiare idea, ma alla fine sappiamo entrambi che non accadrà mai nulla di tutto ciò, è irrazionale come pensiero e come speranza, ma in quanto tale c'è e non posso di certo negarlo, rifiutarlo o fingere che non esista in me la speranza che, citando Amélie Nothomb: 

"La scrittura è il luogo in cui mi sono innamorato di lei"

Sono una stupida perché ci spero ancora? No, secondo me sono solo ancora innamorata, né più né
meno di quello. Per carità ci sto provando a disinnamorarmi di te, ma non è facile, te lo avrò scritto infinite volte, ti sarà venuta la nausea di leggere sempre le solite cose oppure no, non lo so. Mi manca leggerti, ma sai che non posso costringerti a farlo, deve nascere da te il bisogno e la voglia di aprirti di nuovo con me cosi come da te nasce la voglia di chiamarmi e sentire la mia voce, sentire come sto e sapere come procede la mia giornata, cosi come di tuo mi condividi quello che ti capita. E' bello, strano, ma tutto sommato bello. In un modo o nell'altro stiamo cercando di non divenire quei due estranei che si diventa una volta che una relazione giunge al termine, magari tra un anno non ci parleremo più, chi lo sa, per ora però voglio concentrarmi solo sul presente, concetto che ripeterò (anche questo) fino alla nausea. Mi manchi. Ti penso. Per ora è cosi. Ti abbraccio trenino.

Tua

giovedì 20 novembre 2014

Lettera n°4

Amo come l’amore ama. 
Non conosco altra ragione di amarti che amarti.
Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo, 
se ciò che ti voglio dire è che ti amo?
Fernardo Pessoa


Già, ti amo e non è che possa mutare dall'oggi al domani questa cosa, purtroppo non è cosi facile, ho da poche ore detto l'ennesimo "no", probabilmente mi sarò persa l'occasione di sostituirti con qualcuno che potrebbe darmi quello di cui ho, secondo te, bisogno, ma non me ne frega niente. Non me ne frega assolutamente niente di perdere occasioni o chance, perché al momento mi pare inopportuno e sin troppo sbagliato mettermi nuovamente in gioco, e per cosa poi? Chiodo schiaccia chiodo non ha mai funzionato e mai funzionerà. Funziona solo ed esclusivamente lì dove il sentimento è una menzogna, dove non vi è proprio per nulla il sentimento e l'emozione che io sento da un po' per te. E sarò irrazionale, starò sicuramente sbagliando, ormai ho perso il conto di tutti quelli che mi stanno dando della pazza perché ti amo nonostante tu non ricambi il mio sentimento, ma che diammine ne vogliono sapere gli altri? Che cosa ne sanno di quello che c'è stato tra me e te? Che ne sanno di come sei bello? Pensassero quello che vogliono, non me ne frega assolutamente nulla. Tu ed io siamo gli unici e i soli che sanno realmente chi siamo e cosa abbiamo vissuto assieme. Solo tu ed io siamo gli unici in grado di giudicare o criticare i nostri atteggiamenti. Preferisco perdere un milione di opportunità piuttosto del dover fingere che tu sia passato, che tu sia stato solo una fottuta parentesi nella mia vita. Ci perderò sicuramente, ma ne guadagno anche per la stima e il rispetto che nutro per me e per te. Iniziare qualcosa al momento sarebbe solo ed esclusivamente sbagliato. Rifiuto e vado avanti da sola. Ci sono abituata alla solitudine, non ho bisogno di gente intorno o di amici vari ed eventuali per risolvere la situazione, ho bisogno solo di tempo, e che non capiscano gli altri. Non me ne frega realmente nulla, nonostante possa perdere amici (o presunti tali) o possibili "innamorati", non penso di perderci poi troppo. A tempo debito mi riprometto di rimettermi in gioco, ma per ora mi crogiolo nella mia più totale solitudine. Mi riabituo a me stessa senza di te. Mi riabituo ai miei spazi. Mi disinnamoro lentamente o dando spazio al tempo sufficiente affinché questo processo giunga al termine. Non ho fretta, già, questa volta non ho per nulla fretta. 

Tua

Lettera n°3

Come stai? E' stato bello ieri sentirti, sono felice che tu mi stia leggendo, stia entrando piano piano in connessione con quella che sono stata in quei giorni turbolenti in cui momenti di rabbia si accompagnavano a momenti di quiete o viceversa. Un dualismo che conosci sin troppo bene, col quale, inizialmente, hai dovuto "lottare" e non poco. Questa mattina, ancora una volta tu sei stato il mio primo pensiero appena sveglia, ok, forse il secondo, il primo è stato donare coccole a tutto spiano al mio piccolino peloso. Quel pupazzo vivente che mi riempie di peli, li stessi che trovi spazzando dentro casa tua. Nonostante tu non lo abbia mai conosciuto, in minima parte è entrato anche lui nella tua vita. Ti sarebbe piaciuto il mio monello, piace a tutti, come non amarlo? E' cosi carino e coccolone, ma io sono di parte, tutto sommato sono la sua mammina umana, per me è stupendo a prescindere. Io sto bene, un po' infastidita dai soliti avvoltoi (spasimanti) che di tanto in tanto ritornano, e non capiscono che non posso e non voglio intraprendere alcuna conoscenza e/o relazione, dal momento che sono innamorata di te. Glielo dico, ma insistono per esserci. Mi costringo ad essere gentile nonostante vorrei semplicemente mandarli a quel paese senza mezzi termini, ma almeno sono una fonte di distrazione. Mi distraggono dal pensare costantemente a te, probabilmente è un bene, probabilmente è il destino che mi sta dicendo che devo semplicemente andare avanti, che la vita va avanti nonostante la batosta, nonostante quell'amore che nutro ancora nei tuoi riguardi. Non lo so, ancora una volta mi ritrovo combattuta sul mio essere emozionale e sul mio essere razionale. Moralmente ed emozionalmente non mi sento ancora in grado di conoscere chissà chi. Non mi va semplicemente, voglio elaborare da sola il "lutto", la sconfitta, la perdita di qualcuno che ha significato cosi tanto in un periodo in cui tutto volevo men che meno innamorarmi, ma è successo e non ci posso fare nulla. E' la vita. Tutto qui: solo vita. E qui nasce il ricordo di una citazione, e proprio come in quel raccoglitore che possiedi, voglio condividerla con te:

«È la vita. A volte credi che due occhi ti guardino e invece non ti vedono neanche.  A volte credi d’aver trovato qualcuno che cercavi e invece non hai trovato nessuno.  Succede. E se non succede, è un miracolo. Ma i miracoli non durano mai». Oriana Fallaci, “Niente e così sia”

Eppure io ci voglio ancora credere nei miracoli, e non so se è quel cavolo di libro new age che sto leggendo o perché sono ancora legata a quelle sensazioni che mi hai trasmesso, non lo so quale possa essere la causa, semplicemente credo che tu ed io fossimo destinati, a prescindere da com'è andata a finire, dovevamo incontrarci, scontrarci, unirci, farci male e farci del bene a vicenda. Dovevamo incrociarci e conoscerci. Doveva accadere e poi chissà? Non ho il dono della preveggenza, ma la speranza, com'è che dicono? E' l'ultima a morire. Non mi illudo che ci sarà un miracolo, ma lo spero pur essendo consapevole che non ci sarà. Per ora è cosi. Poi un giorno chissà... Potrei cambiare oppure no, ma per ora pensiamo al presente a quello che vi è ora. Del domani non mi importa proprio nulla, non mi è mai importato realmente. Ti penso. Ti stringo e ti abbraccio mentalmente. So che mi senti lì dietro di te, senti le mie braccia cingerti con quella poca forza che ho, ti trasmetto amore.

Tua.

mercoledì 19 novembre 2014

Lettera n°2

Chissà se in questo momento mi starai leggendo, se starai leggendo il  mare di parole che sino ad oggi ti ho scritto oppure starai rimandando il momento o semplicemente hai riposto altrove quel contenitore di parole in attesa di un momento più opportuno, un momento in cui sarai pronto mentalmente per affrontare quel mix di emozioni che mi hanno travolta volta per volta. Sorriderai, aggrotterai la fronte, ti incazzerai, piangerai probabilmente, oppure ti sentirai semplicemente abbracciato dalle parole che ti ho donato, oppure no, non lo so e non potrò saperlo se non sarai tu a dirmelo. E intanto ti scrivo ancora, niente più penne e fogli, un blog di dominio pubblico, parole meno istintive, emozioni un po' più trattenute, ma anche qui, seppur in minima parte ci sono io, sempre e solo io. Mi manchi, ma tranquillo non mi illudo nonostante quelle parole che avrei dovuto dimenticare, ma come posso dimenticare quelle parole? Come può una come me, che ama follemente le parole, che da a loro un peso vitale, cancellare quello che mi è parso un atto liberatorio? Una sorta di sfogo in cui eri tu, solo tu. Ti ho ascoltato semi silente, ho cercato di non interrompere quel fiume di parole, per quanto ad un certo punto non ce l'ho fatta a trattenermi, ma l'ho fatto su altro. Sbuffavo, sorridevo o aggrottavo la fronte, ma non potevi vedermi, eppure so che mi hai sentita, tra le tue braccia, col viso attaccato all'incavo tra il mento e il collo, so che hai percepito ogni singola emozione che quelle parole (che non dimenticherò mai sia chiaro) mi hanno scaturito. Sorrido e trattengo ancora una volta le lacrime non come ieri quando non ce l'ho fatta e sono scoppiata a piangere pur non volendolo, non ce l'ho fatta, ne avevo bisogno, avevo bisogno che le speranze fluissero via con quelle lacrime salate. Quei singulti che mi han squassato il petto e che hai sentito abbracciandomi erano solo dolore. Il dolore della perdita, il dolore della consapevolezza. Avrei dovuto stringerti più forte, baciarti di più e dormire con te. Avrei dovuto cogliere ogni respiro, ogni sillaba e ogni umore, ma la lotta interna mi ha portato a limitare il tutto, a limitare il danno che sarebbe nato dopo. Mi manchi, ti penso e una parte di me sente che mi pensi anche tu. Le nostre anime si stanno abbracciando. Io ti sto stringendo nella mente. Ti accarezzo il viso e contemplo quello smalto nero che contrasta notevolmente sulle mie dita, le stesse che sfiorano le tue gote un po' ispide e pungenti. Sei bello. Bello come su quel divano. Disarmato come quando ti sei aperto, ma a differenza mia tu sai presto a chiuderti. Ci sei dentro di me, ma sei lontano, sei al di là della tua porta, la stessa che vedo chiusa e irraggiungibile. Ti aspetterò sempre, nonostante tutto non cambia l'idea che ho di noi. Eravamo destinati, le nostre diversità si compensano e si completano. Ma anche se non tornerai va bene lo stesso. Il mio amore per te muterà col tempo, ma sarà sempre e solo amore.

Tua... Solo tua!

Lettera n°1

Ciao Trenino,
com’è strano il primo giorno senza un foglio bianco su cui lasciar vagare liberi i pensieri, le parole e le emozioni. Mi manca quell’intimità, quella libertà di essere totalmente me stessa senza filtri o maschere che possano mutare una sensazione, una parola o semplicemente nascondere gli stessi. Mi manca quella complicità silente avuta fino a ieri, la consapevolezza di avere ancora qualcosa a cui potermi aggrappare, quella speranza che le parole potessero abbracciare, avvinghiare e baciare ogni centimetro dell’anima che le ha ispirate. Assenza e mancanza, in questa giornata dal clima mutevole. Scrivo altro. Scrivo altrove, ma mi manca quello scrivere solo ed esclusivamente per chi mi ha completamente fottuto la mente, il cuore e l’anima stessa. Ho ancora cosi tanto da dire, cosi tanto da condividere, cosi tanto da voler esternare, ma devo tornare a castrarmi, la realtà non muterà per quante parole possa spendere e scrivere. La realtà nel suo essere fottutamente vera è una puttana che si rifiuta di scopare anche a pagamento. La realtà se ne sbatte di come o cosa tu possa sentire. La realtà non può cambiare se non c’è volontà o emozione dall’altra parte. La realtà prenderà pieghe future apocalittiche a cui ancora non voglio pensare. Non mi illudo più, ma la mancanza la percepisco sin troppo netta, schiacciante, soffocante. La realtà delle speranze in frantumi, delle disillusioni le ho ormai scritte sulla pelle. E torna la voglia di urlare e sbattere i piedi. Torna il capriccio in quella bambina che dentro di me, rannicchiata in un angolo, piange perché non ha ottenuto quello che ancora desidera ardentemente. Dolore blando, ma pur sempre dolore. Mi manchi tu, non mi mancherà l’essere innamorata quando mi sarò disinnamorata, sei tu, solo tu quello che mi mancherà. Mi mancherà quell’estraneo divenuto conosciuto e che ora, gradualmente, sta tornando ad essere un qualcuno che via via che i giorni passeranno inizierà ad ignorarmi e dovrò, necessariamente, ignorare di conseguenza. Per te sarò una parentesi, per me sarai un cuore abbandonato su cui due binari si sono spezzati a causa della lega di basso costo usata per la loro costruzione.
Tua (ancora tua) Stazioncina.

martedì 18 novembre 2014

Il sorriso di uno sconosciuto

E il primo step si è concluso. Un quadernetto pieno di parole è giunto all'ultima pagina. Parole sofferte, gioite, speranze, illusioni, amore, ricordi. Un mix di emozioni, sensazioni e argomentazioni degni del migliore dei diari scritti sotto forma di lettera per chi ti ha rubato, inconsapevolmente, il cuore. 
Poi la svolta durante la mattinata. Una passeggiata in galosce sia per te che per il tuo cane, uno sguazzare allegro nelle pozzanghere create dalla pioggia. Uno chiacchierare col cane ha comportato il sorriso tra un cespuglio incolto di barba scura, denti candidi e occhi allegri. Solo un sorriso sincero e divertito e la giornata, da uggiosa qual era si è mutata in una giornata rischiarata dalla sensibilità di uno sconosciuto. E in mente la poesia "Le passanti" di Antoine Paul o quella di Walt Whitman "A uno sconosciuto". Destino, caso, qualunque cosa sia, che riporti alla memoria Serendipity oppure no, poco mi importa. E' stato solo un attimo fuggevole, un sorriso tra i tanti, un attimo di abbandono a quello che mi circonda lasciando da parte quello che dentro mi divora. Un attimo di luce. Breve e intenso. Una boccata di aria fresca che ha migliorato la giornata in positivo. Un modo come un altro per dire "ce la posso fare ad andare avanti".

lunedì 17 novembre 2014

Citazione Petrarca


Ciò che ero solito amare, non amo più; mento: lo amo, ma meno.. Ecco, ho mentito di nuovo: lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza.. Finalmente ho detto la verità. E’ proprio così: amo, ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare.. Amo tuttavia, ma contro voglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza. In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: 
“Ti odierò, se posso; se no, t’amerò contro voglia”…

Francesco Petrarca

Sfogo (se leggi non stare male. Sono solo parole!)

Ho amato, per la seconda volta, nel modo sbagliato. Per amore mi sono annullata. Per amore mi sono dissolta in una bolla di sapone, per amore ho messo dinanzi a tutto il benessere dell'altro ancor prima del mio. Per l'illusione di un amore corrisposto che tale non era ho sofferto e fatto cose di cui mi pento moralmente. Per la speranza che questo potesse mutare mi sono aggrappata a ogni piccolo segno, gesto, ricordo o parola che mi potesse dare un minimo di luce nell'oscurità nella quale vorticavo senza sosta. Per il bene altrui mi sono ritrovata nuovamente a censurare, castrare, annientare, cancellare le parole per paura di procurargli un dolore non voluto. Ed io che fine ho fatto? Il mio dolore, il dolore dell'abbandono (l'ennesimo), il dolore di non essere corrisposta, il dolore di tutto questo amore da non poter dare, il dolore di essere stata per lungo tempo appesa e in balia degli eventi. Il dolore della consapevolezza che le parole erano solo delle fottute parole a cui non avrei mai dovuto dare alcun peso, il dolore dato a chi mi stava vicino, il dolore creatomi ogni volta che non ho comprato un vestito, un paio di scarpe o una qualunque altra cosa che potesse riempire in minima parte il nuovo vuoto creato, perché "lui non li vedrà", il dolore di uscire e guardarsi intorno alla ricerca di un miracolo. Il dolore di uscire e piangere per strada incurante dei passanti. Il dolore di uscire e nei negozi sentire l'aria venire meno, la gola serrarsi per colpa di una cornice, di un quadro o di un qualunque orpello che "a casa sua potrebbero stare bene". Il dolore del bisogno di stringerlo, di consolarlo, di amarlo, di baciarlo e viverlo pur non potendolo fare. Il dolore per ogni email, messaggio, chiamata o visita improvvisa castrata sul nascere perché non serve più a nulla. Il dolore di quella parte di te emotiva che si incatena ai ricordi e a quello che lui le ha trasmesso. Il dolore provato al sol pensiero di uscire con qualcuno, qualsiasi persona. Il dolore di un amore mai iniziato e già concluso, il dolore della rabbia che devi annientare perché non è giusto essere arrabbiati. Siete diversi e non è colpa sua se non ti ama. Il dolore di non poter più essere te stessa come lui ti aveva chiesto di essere, il dolore di una porta nuovamente sprangata, il dolore della voglia di urlargli che la colpa è la sua pur non pensandolo affatto, o perlomeno pensando che se c'è qualcuno che ha colpa lo siete entrambi. Il dolore della consapevolezza di aver amato nuovamente male. Il dolore di esserti talmente lasciata rapire dall'emozione da non aver scorto dal principio segnali che, ancora oggi, non riesci a vedere pur osservando e analizzando con attenzione tutto quello che vi siete detti o avete condiviso. Il dolore per quel sorriso che nasce al ricordo del primo bacio e di quel primo appuntamento dove avete fatto le sei sotto casa a parlare e a baciarvi come due ragazzini in preda alle emozioni. Il dolore di tornare ad essere quella che eri prima di lui. Il dolore all'idea di doverti mettere di nuovo in gioco. Il dolore di saperlo felice con un'altra. Il dolore di non essere stata capace di farti amare. Il dolore di non essere stata abbastanza. Il dolore di sentirti sola, di nuovo sola, perché per lui hai allontanato tutti quelli che frequentavi. Il dolore del Natale che è alle porte e di tutto quello che per te comporta. Il dolore di sapervi nuovamente estranei. Il dolore del desiderio che sentirai di baciarlo quando vi rivedrete e il tuo doverti imporre una maschera che celi tutto il mix di emozioni che si stanno scatenando dentro. Il dolore di dormire male e a singhiozzo ogni notte perché appena ti compare nei sogni, devi alzarti e prendere fiato. Il dolore di sapere che ti sei già allontanata, chiusa e lo stai già dimenticando. Il dolore di non ricordare il suo profumo, i suoi occhi, la morbidezza delle sue labbra. Il dolore di quelle parole che ora ti appaiono cosi vuote. Il dolore per quel futuro che non sarà più "vostro". Dolore solo dolore che adesso gestisco meglio, perché nonostante tutto, se dovessi tornare indietro, amerei nella stessa maniera. Mi abbandonerei completamente all'amore cosi come ho fatto, nonostante i rifiuti, l'assenza, il dolore, le lacrime, le notti in bianco, i film mentali degni di Oscar e tutto quello che di negativo ci può essere, sì, nonostante tutto questo non cambierei proprio nulla. Sarei e farei esattamente quello che ho fatto, per sbagliato che sia, perché sono stata io, solo io, senza maschere ed orpelli, senza finzioni o trucchi. Ho amato. Amo e amerò ancora in maniera incondizionata nonostante lui non mi abbia mai amato.